giovedì, 30 novembre 2006
SLOW HANDS - INTERPOL

FeuilleInterpol-3
Yeah but nobody searches
And nobody cares somehow
When the loving that you've wasted
Comes raining from a hapless cloud
Then I might stop and look upon your face
Disappear in the sweet, sweet gaze
See the living that surrounds me
Dissipate in a violet blaze

Can't you see what you've done to my heart,
and soul?
This is a wasteland now

We spies, we slow hands
You put the weights around yourself
We spies, oh yeah we slow hands
You put the weights all around yourself, now

I submit my incentive is romance
I watch the pole dance of the stars
We rejoice because the hurting is so painless
From the distance of passing cars
But I am married to your charms and grace
I just go crazy like the good old days
You make me want to pick up a guitar
And celebrate the myriad ways that I love you

Can't you see what you've done to my heart,
and soul?
This is a wasteland now

We spies, yeah we slow hands
You put the weights all around yourself
We spies, oh yeah we slow hands
Killers for hire you know that yourself

We spies, we slow hands
You put the weights all around yourself
We spies, oh yeah we slow hands
We retire like nobody else
We spies, intimate slow hands
Killer for hire you know not yourself
We spies, intimate slow hands
You let the face slap around herself

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mercoledì, 29 novembre 2006

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mercoledì, 29 novembre 2006
Accadono strane cose nella vita, tipo, quando aprii questo blog lo intitolai a Xabier Iriondo (che vediamo in una foto d'archivio, ai tempi...) perchè ero un chitarrista votato al rumore, al disordine e
molto poco alla melodia, ora invece sono passato stabilmente al basso, suono in un gruppo delirante che fa una specie psichedelia-noise dal tiro pesante, ma mi è rimasta la vocazione al rumore.
Tutto questo per dire che con il gruppo le cose vanno bene,lunedì abbiamo inventato due pezzi che mi piacciono assai, bisogna ovviamente rifinirli.
Io sto pensando di proporre a Mauro di fare un po' di sano casino in apertura o chiusura dei bis. Essì, perchè io penso in grande, quindi mi viene da pensare che dopo il concerto faremo la pantomima di uscire e rientrare come le rock-star. Non ci si fa mancare nulla qui.
Che poi a me piacerebbe fare un po' di palco, dato che mi hanno detto che ho una certa presenza sul palco, e tipo ragionare su qlc di particolare da mettersi, tipo, come non notare il completo nero con panciotto e cravattina gialla che indossa qui Xabier in una foto recente? Ma so già che gli altri tre se ne sbattono di tutto ciò (ma forse anche giustamente) e quindi io abbozzo. Ma una sera che sono ubriachi glielo propongo.
Tornando al discorso iniziale, è vero che accadono cose strane, tipo cambiare strumento e pensare che sei un bassista col blog dedicato ad un chitarrista, ma vi assicuro che  ci sono cose ben più strane e deliranti.

Suvvia, chiudiamo qui. Domani vado a vedere i Mono. Invidiatemi.

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domenica, 26 novembre 2006
C'è un detto: "Se desideri sondare il cuore di un amico, ammalati".
Chi si comporta da amico quando tutto va bene, ma poi volta le spalle come un estraneo in caso di malattia o di sventura è solo un vigliacco.
Quando un amico deve affrontare una disgrazia è molto importante restargli accanto, fargli visita e soccorrerlo.
Per tutto il tempo della sua vita il samurai non deve mai permettersi di allontanarsi da coloro verso i quali è spiritualmente debitore.
Ecco dunque un mezzo per misurare i sentimenti reali di un uomo.
Molto spesso ci rivolgiamo agli altri per chiamarli in aiuto e li dimentichiamo quando la crisi è passata.

Hagakure, 1-94


In questi giorni un pò strani, in cui alterno una assoluta e totale felicità, a stati di tristezza, per motivi difficili da spiegare qui, sto in qualche modo analizzando la mia vita, tutto quello che ho fatto, il mio passato, le mie amicizie...
in qualche modo sto mettendo da parte il cinismo e l'individualismo con il quale mi sono sempre difeso fino ad ora.

Insomma, in passato io mi sono spesso appoggiato agli amici, per moltissime cose. Io la vedo così: se una persona sta male o ha bisogno di qualcosa, ci sono delle persone accanto a lui che possono/devono aiutarlo. Non sono per la concezione eroica della sopportazione in silenzio. Anzi.
Detto questo, oltre a ringraziare chiunque può aver sub... ehm... ascoltato i miei deliri o tormenti peraltro abbastanza saltuari, [che poi, li ho sempre ringraziati sul momento] mi sto chiedendo se per caso io ci sono sempre stato per loro.
Nel senso: credo di aver sempre cercato di dare il massimo per tutti, però so di essere stato nel corso degli anni sommerso da mille impegni, quindi magari di aver messo tra me alle volte e gli amici un piccolo muro, che diceva a loro che al momento ero troppo incasinato. e magari qualcuno aveva bisogno di me, ma io non lo sapevo, o non me ne rendevo conto o...
quello che voglio dire è: mi sono mai allontanato da coloro verso i quali sono spiritualmente debitore?
Alle volte passano dei mesi senza che io senta alcuni amici strettissimi. E' normale no? Succede a tutti. Però nelle ultime settimane mi sono reso conto che non è giusto, che non deve essere così, non può accadere...

Pensate ai vostri amici del liceo, quelli con cui magari vivevate in simbiosi, come per me era Matteo, o Ale, o Frizz, per voi sono solo dei nomi, per me no. Con loro è successo che le vite hanno preso direzioni diverse, università, chi lavoro, chi addirittura famiglia e figli... succede che ci si vedeva tutti i giorni, poi che ci si vedeva il weekend, poi neppure quello, poi... siamo finiti che è già tanto se ci sente a natale per gli auguri. Con qualcuno ho recuperato, ma altri no...

Ecco.
Non voglio più che succeda questo, il progressivo allontanamento, un mattoncino dopo l'altro.

La distanza può dilatarsi fisicamente, ma mai spiritualmente.

Mettiamola in questi termini, bisogna ritrovare sè stessi, ed essere coscienti di chi c'è attorno a te.

Fine del delirio.

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domenica, 26 novembre 2006
odio la domenica. [originale eh?]
e non accenna a nevicare neppure un po', ho i miei informatori in quota. [e anche se nevicasse, non avrei i soldi per andare su a fare snowboard]

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domenica, 26 novembre 2006


Ieri sera sono andato a vedere l'omino ritratto qui sopra, ovvero, per chi lo sapesse, Paolo Benvegnù.
In teatro, in versione acustica.
GRANDIOSO. Non c'è altro da dire.
Ha suonato per quasi due ore, da solo con un batterista tutto fare (batteria, basi elettroniche, organo/synth, cori, spalla comica).

Mi colpisce subito il fatto che sia... invecchiato... forse non è la parola giusta, perchè non sembra più vecchio, ma ha molti più capelli bianchi rispetto a due/tre anni fa, per il resto è sempre lui, il calcetto con il piede destro a spostare il cavo, spesso parla con il pubblico mettendo in scena surreali teatrini con il batterista, ad esempio si presenta come "la versione ridotta della gruppo chiamato Paolo Benvegnù, dal quale io presto mi scioglierò... sapete una volta ho fondato un gruppo che si chiamava SCISMA!". A giudicare dall'età media in sala, tra i 30 ed i 40, sì, lo sanno che una volta ha fondato gli Scisma!!!

Al di là delle scenette, suona. Intensissimo, praticamente perfetto.
Versioni dolcissime e strappacuore di Cerchi nell'acqua, Io e Te, Catherine, Il Mare Verticale, pronte anche ad esplodere e degenerare sotto i colpi del batterista.

Degli Scisma rifà Rosemary Plexiglass, Simmetrie, I am the Ocean. Confermando che quando scrivi grandi canzoni puoi anche destrutturarle, togliere chitarre elettriche, archi, synth, e tutto quello che il produttore può averci buttato sopra, MA SEMPRE GRANDI CANZONI RESTANO!

Lo abbiamo richiamato fuori per il bis tre volte.

Ho un rispetto infinito per persone come Paolo Benvegnù o Cesare Basile, musicisti veri, capaci di scrivere canzoni che toccano l'anima per musica e parole (davvero, fate caso ai testi) e che poi scendono a suonare per un centinaio di persone (quando va bene) restando sempre ai margini del grande successo di pubblico.
Ma va bene così.
L'ultima cosa che vorrei è trovare a questi concerti ragazzine urlanti sotto al palco.

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mercoledì, 22 novembre 2006
CERCHI NELL'ACQUA - PAOLO BENVEGNU'

Frantumare le distanze.
Superare resistenze
E riconoscersi per creare.
Camminare senza chiedersi perché
Il tuo viso le mie mani
sono la stessa gioia immensa
È luce invisibile da succhiare.
Camminare senza chiedersi perché
E fermarsi un istante per considerare
che il respiro è un dettaglio
che ci rende uguali
Come cerchi nell’acqua
che non sanno nuotare e si infrangono

Frantumare le distanze.
Superare le esistenze
E riconoscersi per creare.
Camminare senza chiedersi perché
E fermarsi un istante per considerare
che ogni istante si scioglie in quello a venire

Come cerchi nell’acqua
che non sanno nuotare e si infrangono.

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lunedì, 20 novembre 2006
il mio rientro nel mondo della fotografia ha un che di trionfale.
ho il timore però che sia più merito del soggetto che del sottoscritto.


[che botta di falsa modestia]

...ok, allora diciamo che il soggetto ispira il sottoscritto in maniera decisiva. :-)

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domenica, 19 novembre 2006


oh, non è che qualcuno mi rispiega perchè si sono sciolti gli Scisma?

Capiamoci, non è che io mi lamenti della carriera solista di Benvegnù.

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venerdì, 17 novembre 2006
PAJO - 1968


David Pajo era il chitarrista degli Slint: Dio lo abbia in gloria per aver creato quel capolavoro assoluto di Spiderland.
Chiusa l'esperienza degli Slint, si è dedicato a vari progetti, entrando a far parte niente meno che dei Tortoise, creando quell'altro capolavoro di Millions now living ever now: potrei dire che se Spiderland gli valeva la causa di santificazione, Millions invece gli da' una ulteriore spintarella per fargli prendere il posto di qualche arcangelo.
Passiamo oltre questa presentazione che può tornarvi utile per farvi capire il mio stato mentale, e parliamo del disco in oggetto.

Forse conscio che nella vita di un musicista è difficile creare un capolavoro assoluto, e che lui sta già a quota due, ora se ne esce con questo disco di stile folk-songwriter, chitarra acustica, ogni tanto chitarra elettrica, un filino di elettronica, vi ricorderà a tratti i grandi del passato, con alcuni tributi espliciti, ad esempio Prescription Blues sa di Neil Young lontano un chilometro
.
Sarà che la rinascita folk mi ha lasciato abbastanza indifferente, tipo di Devendra come-cavolo-si-chiama, Sufjan Steven, e compagnia strimpellante non me ne può sbattere di meno, ma ragazzi questo disco qui del carissimo Pajo è perfetto per atmosfere acustiche e relax.

Detto questo, vi annuncio che nelle mie mani (metaforicamente, si intende) giace tutta la discografia completa di De Andrè.
Ovviamente lo conoscevo già, so a memoria il doppio live con la PFM e Creuza de Ma, però era tempo che facessi un ascolto completo di tutta la produzione. Comincia l'avventura...


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